domenica 19 luglio 2009

Non respingere i sogni perché sono sogni


Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l’acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
“Io sono il sole, i cieli, l’amore”.
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l’anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.

Pedro Salinas (1892-1951)

No rechaces los sueños por ser sueños

No rechaces los sueños por ser sueños.
Todos los sueños pueden
ser realidad, si el sueño no se acaba.
La realidad es un sueño. Si soñamos
que la piedra es la piedra, eso es la piedra.
Lo que corre en los ríos no es un agua,
es un soñar, el agua, cristalino.
La realidad disfraza
su propio sueño, y dice:
«Yo soy el sol, los cielos, el amor.»
Pero nunca se va, nunca se pasa,
si fingimos creer que es más que un sueño.
Y vivimos soñándola. Soñar
es el modo que el alma
tiene para que nunca se le escape
lo que se escaparía si dejamos
de soñar que es verdad lo que no existe.
Sólo muere
un amor que ha dejado de soñarse
hecho materia y que se busca en tierra.

Pedro Salinas nasce a Madrid nel 1892. Professore universitario, svolge la sua attività tra Siviglia, Murcia, Cambridge e Boston. Grande poeta dell’amore, possiamo distinguere tre tappe della sua produzione, la prima, fino al 1932: è poesia pura sotto l’influsso di Juan Ramon Jiménez (non dimentichiamo che Salinas è uno dei maggiori esponenti della cosiddetta Generazione del ’27). Una seconda tappa dal 1933 al 1939 in cui è poeta dell’amore, amore come arricchimento della vita, qui la donna amata è vista come un’amica una compagna, e l’amore è una forza che riempie l’anima e dà un senso al mondo, leggendo i suoi versi si viene travolti da una passione calda forte come il fuoco, dolce come la notte. Terza e ultima tappa riguarda gli scritti relativi alla Guerra Civile. Purtroppo non tutte le sue opere sono state tradotte in italiano. Muore in esilio a Boston nel 1951.

L’uomo che cammina

L’uomo che cammina
è quel folle
che pensa che si possa assaporare
una vita così abbondante
da inghiottire perfino la morte.
Coloro che ne seguono le orme
e credono che si possa restare eternamente vivi
nella trasparenza di una parola d’amore,
senza mai smarrire il respiro, costoro
sono forzatamente considerati matti.

“Cammina. Senza sosta cammina. Va qui e poi là. Trascorre la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza, trenta di larghezza. E cammina. Senza sosta. Si direbbe che il riposo gli è vietato”.

Se ne va a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare il passo. Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla più di un vento di sabbia. Che vivere è come il suo cammino: senza fine”.

Quello che sostengono è inaccettabile. La loro parola è folle e tuttavia cosa valgono altre parole, tutte le altre parole pronunciate dalla notte dei secoli? Cos’è parlare? Cos’è amare? Come credere e come non credere?
Forse non abbiamo mai avuto altra scelta che tra una parola folle e una parola vana”.

L’uomo che cammina di Christian Bobin, un libro che parla di Cristo senza mai nominarlo e che quindi parla inequivocabilmente di Lui, ma allo stesso tempo di ognuno di noi.
Christian Bobin è nato nel 1951 a Le Creusot (Borgogna). Poeta apprezzato per la lievità della scrittura e la profondità delle tematiche, ha ricevuto in Francia diversi premi letterari. In italiano ha finora pubblicato Francesco e l’Infinitamente Piccolo (San Paolo 1994), La donna che sarà (Archinto 1995), Più viva che mai (San Paolo 1998).