giovedì 24 dicembre 2009

lunedì 17 agosto 2009

Menos a mim

082Francine Van Hove

Conheço a aurora com seu desatino
Conheço o amanhecer com o seu tesouro
Conheço as andorinhas sem destino
Conheço rios sem desaguadouros
Conheço o medo do princípio ao fim
Conheço tudo, conheço tudo
Menos a mim.

Conheço o ódio e seus argumentos
Conheço o mar e suas ventanias
Conheço a esperança e seus tormentos
Conheço o inferno e suas alegrias
Conheço a perda do princípio ao fim
Conheço tudo, conheço tudo
Menos a mim.

Mas depois que chegaste de algum céu
Com teu corpo de sonho e margarida
Pra afinal revelar-me quem sou eu
Posso afirmar enfim
Que não conheço nada desta vida
Que não conheço nada, nada, nada
Nem mesmo a mim.


Ferreira Gullar

Non esiste un vascello veloce come un libro

folon2

Non esiste un vascello veloce come un libro
per portarci in terre lontane
né corsieri come una pagina
di poesie che si impenna
questa traversata
può farla anche il povero
senza oppressione di pedaggio
tanto è frugale
il carro dell’anima.

Emily Dickinson

There is no Frigate like a Book
To take us Lands away
Nor any Coursers like a Page
Of prancing Poetry -
This Travel may the poorest take
Without oppress of Toll –
How frugal is the Chariot
That bears the Human soul.

Emily Dickinson nella breve lirica, attraverso la metafora del vascello, ci mostra che il viaggio più esaltante è quello dell’anima. Con la fantasia, infatti, ognuno di noi può viaggiare in un’infinità di mondi e luoghi lontani senza pagare il pedaggio. Il viaggio è qui inteso come ricerca di nuovi orizzonti spirituali e liberi spazi ed è espresso con l’agilità del verso, l’eliminazione della punteggiatura e con semplici lineette in funzione di scansione ritmica.

Amor Pacífico e Fecundo

5554Sir Frank Dicksee

Não quero amor
que não saiba dominar-se,
desse, como vinho espumante,
que parte o copo e se entorna,
perdido num instante.

Dá-me esse amor fresco e puro
como a tua chuva,
que abençoa a terra sequiosa,
e enche as talhas do lar.
Amor que penetre até ao centro da vida,
e dali se estenda como seiva invisível,
até aos ramos da árvore da existência,
e faça nascer
as flores e os frutos.
Dá-me esse amor
que conserva tranquilo o coração,
na plenitude da paz!

Rabindranath Tagore

Io pronuncio il tuo nome…

47

Io pronuncio il tuo nome
nelle notti oscure,
quando giungono gli astri
a bere nella luna,
e dormono i rami
delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Folle orologio che canta
antiche ore defunte.

Io pronuncio il tuo nome
in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della mite pioggia.

Ti amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha commesso il mio cuore?
Se la nebbia si scioglie
quale nuova passione mi aspetta?
Sarà tranquilla e pura?
Se potessi sfogliare
con le dita la luna!!

Federico García Lorca

Até Amanhã


o_oo

Sei agora como nasceu a alegria,
como nasce o vento entre barcos de papel,
como nasce a água ou o amor
quando a juventude não é uma lágrima.

É primeiro só um rumor de espuma
à roda do corpo que desperta,
sílaba espessa, beijo acumulado,
amanhecer de pássaros no sangue.

É subitamente um grito,
um grito apertado nos dentes,
galope de cavalos num horizonte
onde o mar é diurno e sem palavras.

Falei de tudo quanto amei.
De coisas que te dou para que tu as ames comigo:
a juventude, o vento e as areias.

Eugénio de Andrade

Mi recai nei boschi…

bodyGreenclay_double_HI

Mi recai nei boschi perché desideravo vivere come volevo io, affrontare solo i fatti essenziali della vita, e veder se potevo imparare ciò che aveva da insegnarmi, e non, giunto alla morte, scoprire di non aver vissuto. Non volevo vivere ciò che non era vita, la vita è cosi cara; né volevo praticare la rassegnazione se non fosse stato assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo della vita, robustamente come gli spartani e sgominare tutto ciò che non era vita, falciare un’ampia zona e raderla a zero, mettere la vita in un angolo e ridurla ai minimi termini, e, se si fosse dimostrata meschina, afferrarne la intera e genuina meschinità e proclamarla al mondo; o, se fosse stata sublime, sperimentarla direttamente ed esser capace di darne un vero resoconto nella mia prossima escursione.

Henry David Thoreau che nel suo libro “Walden” descrive la sua scelta di cambiamento e d’impegno…

Dialética

pat nuvole

É claro que a vida é boa
E a alegria, a única indizível emoção
É claro que te acho linda
Em ti bendigo o amor das coisas simples
É claro que te amo
E tenho tudo para ser feliz
Mas acontece que eu sou triste…

Vinicius de Moraes

I confini del mondo

23214_wallpaper280

Sicuri dunque e a testa alta, in qualsiasi luogo ci toccherà di andare, avviamoci con passo intrepido, misuriamo ogni angolo di terra, quale esso sia: entro i confini del mondo non vi può essere esilio di sorta; nulla infatti che si trovi in questo mondo é estraneo all’uomo. Da ogni terra lo sguardo si solleva al cielo sempre ad ugual distanza, tutto ciò che é divino dista sempre del medesimo intervallo da tutto ciò che é umano.

Seneca, “De consolatione”

domenica 19 luglio 2009

Non respingere i sogni perché sono sogni


Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l’acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
“Io sono il sole, i cieli, l’amore”.
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l’anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.

Pedro Salinas (1892-1951)

No rechaces los sueños por ser sueños

No rechaces los sueños por ser sueños.
Todos los sueños pueden
ser realidad, si el sueño no se acaba.
La realidad es un sueño. Si soñamos
que la piedra es la piedra, eso es la piedra.
Lo que corre en los ríos no es un agua,
es un soñar, el agua, cristalino.
La realidad disfraza
su propio sueño, y dice:
«Yo soy el sol, los cielos, el amor.»
Pero nunca se va, nunca se pasa,
si fingimos creer que es más que un sueño.
Y vivimos soñándola. Soñar
es el modo que el alma
tiene para que nunca se le escape
lo que se escaparía si dejamos
de soñar que es verdad lo que no existe.
Sólo muere
un amor que ha dejado de soñarse
hecho materia y que se busca en tierra.

Pedro Salinas nasce a Madrid nel 1892. Professore universitario, svolge la sua attività tra Siviglia, Murcia, Cambridge e Boston. Grande poeta dell’amore, possiamo distinguere tre tappe della sua produzione, la prima, fino al 1932: è poesia pura sotto l’influsso di Juan Ramon Jiménez (non dimentichiamo che Salinas è uno dei maggiori esponenti della cosiddetta Generazione del ’27). Una seconda tappa dal 1933 al 1939 in cui è poeta dell’amore, amore come arricchimento della vita, qui la donna amata è vista come un’amica una compagna, e l’amore è una forza che riempie l’anima e dà un senso al mondo, leggendo i suoi versi si viene travolti da una passione calda forte come il fuoco, dolce come la notte. Terza e ultima tappa riguarda gli scritti relativi alla Guerra Civile. Purtroppo non tutte le sue opere sono state tradotte in italiano. Muore in esilio a Boston nel 1951.

L’uomo che cammina

L’uomo che cammina
è quel folle
che pensa che si possa assaporare
una vita così abbondante
da inghiottire perfino la morte.
Coloro che ne seguono le orme
e credono che si possa restare eternamente vivi
nella trasparenza di una parola d’amore,
senza mai smarrire il respiro, costoro
sono forzatamente considerati matti.

“Cammina. Senza sosta cammina. Va qui e poi là. Trascorre la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza, trenta di larghezza. E cammina. Senza sosta. Si direbbe che il riposo gli è vietato”.

Se ne va a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare il passo. Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla più di un vento di sabbia. Che vivere è come il suo cammino: senza fine”.

Quello che sostengono è inaccettabile. La loro parola è folle e tuttavia cosa valgono altre parole, tutte le altre parole pronunciate dalla notte dei secoli? Cos’è parlare? Cos’è amare? Come credere e come non credere?
Forse non abbiamo mai avuto altra scelta che tra una parola folle e una parola vana”.

L’uomo che cammina di Christian Bobin, un libro che parla di Cristo senza mai nominarlo e che quindi parla inequivocabilmente di Lui, ma allo stesso tempo di ognuno di noi.
Christian Bobin è nato nel 1951 a Le Creusot (Borgogna). Poeta apprezzato per la lievità della scrittura e la profondità delle tematiche, ha ricevuto in Francia diversi premi letterari. In italiano ha finora pubblicato Francesco e l’Infinitamente Piccolo (San Paolo 1994), La donna che sarà (Archinto 1995), Più viva che mai (San Paolo 1998).